Tra via delle Quattro Fontane e piazza Barberini, a pochi passi dal Quirinale e dalla Fontana di Trevi, sorge una delle residenze più scenografiche della Roma del Seicento. Palazzo Barberini è molto più di un edificio nobiliare: è il manifesto di una famiglia che, con l'elezione di Maffeo Barberini al soglio pontificio come Urbano VIII, volle lasciare alla città un segno del proprio prestigio.
Oggi le sue sale ospitano la Galleria Nazionale d'Arte Antica, una raccolta che attraversa cinque secoli di pittura europea. Qui puoi trovarti davanti alla Fornarina di Raffaello, alla Giuditta e Oloferne di Caravaggio e al celebre ritratto di Enrico VIII, in un percorso che unisce architettura barocca e grandi capolavori.
Rispetto ad altri musei della capitale, Palazzo Barberini è spesso meno affollato, ed è proprio questo a renderlo una tappa preziosa per chi vuole vivere l'arte con calma.
La storia di Palazzo Barberini
La storia di Palazzo Barberini comincia nel 1625, quando Urbano VIII acquista dagli Sforza una villa con vigna sulle pendici del Quirinale e affida il progetto a Carlo Maderno.
Alla morte di Maderno, nel 1629, il cantiere passa a Gian Lorenzo Bernini, affiancato da un giovane Francesco Borromini. È una circostanza irripetibile: i due grandi rivali del barocco lavorano sullo stesso edificio, lasciando ciascuno un'impronta riconoscibile.
Il risultato è una residenza che rompe con lo schema chiuso del palazzo rinascimentale. Al posto del blocco compatto con cortile interno, la pianta ad H si apre verso la città con un corpo centrale a loggiato e due ali laterali, quasi una villa inserita nel cuore di Roma.
Loggiati, arcate e ordini sovrapposti richiamano apertamente la Roma classica di teatri e anfiteatri, riletta con la libertà di chi voleva celebrare il nuovo potere dei papi.
Le scale di Bernini e Borromini a Palazzo Barberini
Uno dei dettagli più sorprendenti di Palazzo Barberini si trova prima ancora di entrare nelle sale. Ai lati dell'atrio si sviluppano due scaloni che raccontano, meglio di qualsiasi manuale, la differenza tra i due maestri.
A sinistra sale lo scalone quadrato di Bernini, monumentale e solenne, scandito da rampe rettilinee e pensato per accompagnare cardinali e ambasciatori verso il piano nobile.
A destra si avvolge invece la scala elicoidale di Borromini, a pianta ovale, con colonne binate che seguono la spirale verso l'alto in un movimento continuo. Guardandola dal basso, la struttura sembra quasi respirare.
Percorrerle entrambe è un piccolo rito: in pochi metri si colgono due modi opposti di intendere lo spazio barocco. Come in molti palazzi di Roma ricchi di simboli e iscrizioni, anche qui ogni dettaglio parla il linguaggio della famiglia committente.
Il soffitto di Pietro da Cortona a Palazzo Barberini
Salendo al piano nobile si arriva al salone che rappresenta il vero cuore del palazzo. Qui, tra il 1632 e il 1639, Pietro da Cortona realizzò il Trionfo della Divina Provvidenza, uno degli affreschi più spettacolari del barocco romano.
La volta sembra sfondarsi per aprirsi su un cielo popolato di figure allegoriche. Al centro la Provvidenza affida all'Immortalità la corona destinata allo stemma dei Barberini, riconoscibile dalle tre api che ritornano ovunque nell'edificio.
Il consiglio è di fermarti al centro della sala e lasciare che lo sguardo segua il movimento delle figure senza fretta. Ogni angolo nasconde virtù, allegorie e riferimenti al pontificato di Urbano VIII.
Negli stessi anni un'altra famiglia papale, quella di Scipione Borghese, raccoglieva nella sua villa sul Pincio i capolavori oggi custoditi nella Galleria Borghese, in una gara di mecenatismo che ha plasmato il volto artistico della città.
Cosa vedere a Palazzo Barberini
Sono tanti i capolavori di Palazzo Barberini che meritano attenzione. La collezione della Galleria Nazionale d'Arte Antica copre un arco che va dal Duecento al Settecento, ordinato in un percorso cronologico.
Tra le opere più amate spicca La Fornarina di Raffaello, ritratto intimo di una giovane donna che la tradizione identifica con l'amata del pittore. Il nome dell'artista è inciso sul bracciale che le cinge il braccio.
Poco distante incontri le opere di Filippo Lippi, la delicatezza di Lorenzo Lotto, la luce veneta di Tiziano e Tintoretto e le figure allungate e visionarie di El Greco.
Da non perdere anche il ritratto di Enrico VIII di Hans Holbein il Giovane, forse l'immagine più celebre del sovrano inglese, e il ritratto di Beatrice Cenci attribuito a Guido Reni, legato a una delle vicende più tragiche della Roma del Cinquecento.
Le opere di Caravaggio a Palazzo Barberini
Il nucleo che attira più visitatori è quello dedicato a Caravaggio a Palazzo Barberini. Qui il pittore lombardo è presente con tele che mostrano tutta la forza del suo realismo e del contrasto tra luce e ombra.
La più celebre è Giuditta e Oloferne, scena di una violenza sorprendente in cui l'eroina biblica decapita il generale assiro con un'espressione di determinazione e ribrezzo insieme.
Accanto a lei si trovano il San Francesco in meditazione e il Narciso, la cui attribuzione è ancora discussa dagli studiosi ma che resta una delle immagini più note legate al maestro.
Queste tele dialogano idealmente con le altre opere di Caravaggio a Roma custodite nelle chiese del centro, da San Luigi dei Francesi a Santa Maria del Popolo.
Palazzo Barberini e Galleria Corsini: un museo, due sedi
Non tutti sanno che la Galleria Nazionale d'Arte Antica è divisa in due sedi: oltre a Palazzo Barberini, comprende la Galleria Corsini, in via della Lungara.
Proprio la collezione Corsini, donata allo Stato nel 1883, costituì il primo nucleo del museo. Solo nel 1949 lo Stato acquistò il palazzo sul Quirinale, restituito progressivamente alla funzione espositiva.
La Galleria Corsini conserva ancora l'allestimento settecentesco a quadreria, con le tele disposte fitte sulle pareti come nelle dimore nobiliari del tempo.
La sede di via della Lungara si trova nel cuore di Trastevere, il rione dei vicoli e delle osterie, che accosta all'arte dei Corsini l'anima più popolare della città.
Quanto dura la visita a Palazzo Barberini?
Una delle domande più frequenti riguarda quanto tempo serve per visitare Palazzo Barberini. In genere bastano circa due ore per vedere con calma le opere principali, gli scaloni e il salone di Pietro da Cortona.
Se ami la pittura antica, però, conviene prendersi qualche ora in più: le sale sono numerose e ogni epoca merita attenzione.
Uscendo, ti ritrovi in uno dei quartieri più ricchi di Roma. Il palazzo dista pochi minuti dalle Terme di Diocleziano, dal Quirinale e da via Veneto, mentre la Fontana di Trevi si raggiunge con una breve passeggiata.
Come raggiungere Palazzo Barberini
Palazzo Barberini si trova in via delle Quattro Fontane, affacciato sull'omonima piazza con la Fontana del Tritone di Bernini. La fermata Barberini della metro A è a pochi passi dall'ingresso.
Da Termini, da piazza di Spagna o dalla Fontana di Trevi puoi arrivare comodamente anche a piedi, attraversando alcune delle strade più eleganti del centro.
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